Archive for Dicembre 2007

Abusi edilizi con licenza

L´abusivismo è uno dei mali della nostra provincia. Uno dei peggiori perché distrugge una delle nostre risorse più importanti: il territorio. La cementificazione selvaggia del nostro territorio crea danni irreparabili nell´immediato e nel lungo periodo. E l´elenco dei danni è lungo e articolato. La cementificazione abusiva, per esempio, toglie spazio all´agricoltura e alle coltivazioni dei tanti prodotti tipici del nostro territorio che sono conosciuti e apprezzati nel mondo per la loro qualità. E non si può non considerare gli effetti sulla qualità della vita di tutti noi prodotti da un territorio ricoperto di cemento. Così come non devono passare in secondo piano i rischi derivanti dall´abusivismo edilizio come dimostra la tragedia di Ischia di un paio d´anni fa. Fortunatamente, negli ultimi tempi, il clima è cambiato. C´è una maggiore attenzione verso l´abusivismo edilizio. Il 22 giugno 2007, per esempio, sarà ricordata certamente come una giornata simbolo della lotta all´abusivismo edilizio in Campania E´ la data in cui lo Stato, di cui spesso si lamenta l´inerzia, ha mostrato tutta la sua fermezza, avviando la demolizione degli 81 edifici abusivi costruiti a Casalnuovo. Da Casalnuovo è stato lanciato un messaggio forte di legalità e intransigenza, confermato anche dallo scioglimento del Consiglio comunale arrivato in questi giorni. Quel messaggio deve valere come monito. In soli quattro mesi, grazie alla collaborazione tra Istituzioni e forze dell´ordine e la spinta decisiva del Ministro dell´Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, si è riusciti a portare a termine la più grande operazione di contrasto all´abusivismo mai realizzata prima. Sono diverse le motivazioni alla base degli abusi edilizi e sarebbe opportuno conoscerle tutte perché per ogni tipo di abusivismo ci sono cause, protagonisti e rimedi diversi. Così come è giusto chiarire subito che, quando si parla di abusivismo edilizio, si deve tener conto soprattutto dei grandi abusi, ma è necessario perseguire anche quelli piccoli perché rappresentano comunque una scarsa, se non inesistente, cultura della legalità. L “abusivismo di necessità” si ha quando, in mancanza di un piano regolatore, si costruiscono palazzi con uno, o comunque pochi appartamenti; il classico palazzetto di famiglia. E´ chiaro che, in questo caso, sono evidenti le colpe delle Amministrazioni locali. Vi è poi l´abusivismo delle zone turistiche dove sono coinvolti i grandi costruttori, ma anche i piccoli proprietari. Tutti a cementificare coste e colline per costruire residenze più o meno grandi da fittare o vendere. Proprio nei giorni scorsi c´è stato un esempio eclatante. Un intero centro balneare costruito a Bacoli, addirittura su una villa romana sommersa. Anche in quel caso lo Stato è intervenuto, superando tutti gli ostacoli ed eliminando l´abuso. L´abusivismo speculativo è quello più pericoloso perché sono coinvolti imprenditori, professionisti e, spesso, anche rappresentanti delle Istituzioni malate. E´ il caso, ad esempio, di Casalnuovo e Melito. E lì che con maggior forza lo Stato ha il dovere di far sentire la propria voce. Parlando di abusivismo, non si può tralasciare un altro importante aspetto, quello relativo alle infiltrazioni della malavita che, quasi sempre, controlla l´abusivismo edilizio, sia quello, cosiddetto, di necessità che quello portato avanti dai grandi speculatori. Il controllo si manifesta con la classica imposizione del pizzo o con l´obbligo di acquistare il calcestruzzo necessario per le costruzioni da ditte collegate alla criminalità organizzata. E´ anche per questo, per togliere una fonte di reddito importante alla camorra, che ci deve essere un impegno comune e costante contro le speculazioni. Infine la decisione della Provincia e Regione di costituirsi come parte civile è un segnale importante che si inserisce nella scia delle tante iniziative dello Stato contro l´abusivismo che stiamo portando avanti. Lo stesso scandalo di Casalnuovo è venuto fuori grazie ai satelliti della Provincia che hanno fornito immagini del territorio alla Procura che ha poi individuato gli abusi e sequestrato i cantieri. E nei giorni successivi ai sequestri, io stesso ho messo a disposizione dei cittadini il numero verde della protezione civile della Provincia di Napoli, l´800343435, per segnalare eventuali abusi edilizi. Segnalazioni che poi vengono girate ai Comuni chiedendo poi conto dei controlli fatti.

Add comment 28 Dicembre, 07

Anche la camorra galoppa

Il difetto è di nascondere la realtà che spesso è crudele, panni sporchi da lavare in famiglia e con questa mentalità ci stiamo ritrovando al limiti del tollerabile. Il disastro alle scuderie piementose di Ove Kristoffersson è di origine dolosa. Come purtroppo avevamo annunciato dopo le dichiarazioni di persone vicine al trainer svedese. La stufa che era stata subito portata come causa… conciliante di un dramma spaventoso (21 cavalli carbonizzati) non è un´ipotesi plausibile. I soliti ignoti (delinquenti () sarebbero entrati da un cancelletto incustodito dal quale si giunge alle scudfrie di Kristoffersson e con tanto di benzina, avrebbero compiuto il loro vile gesto. L´intervento immediato e quasi … eroico di un custode che abita vicino, ha scongiurato un bilancio ancora più spaventoso, Assan è il nome della persona che è riuscita a liberare i cavalli nelle scuderie ancora non avvolte dal fuoco. Tra le vittime delle fiamme anche Ganimec, Iton Lb, Lovely Kronos, The Vicster, Lesset Lb, London Bi, Insidia di Jesolo, Good To Be King, e il lugubre elenco continua… L´ippica vive un pessimo momento anche sotto il profilo dell´ordine pubblico, se vogliamo chiamarlo cos´. La malavita imperversa: rapito Equinox B, la camorra che non molla a Aversa, la regolarità delle Tris fortemente in dubbio, come ai tempi d´oro del “trucco”quasi quotidiano. Vogliamo fare qualcosa di concreto per evitare il tracollo? Ma bisogna anche considerare che i tempi sono cambiati e nei centri di allenamento e negli allevamenti sarebbe opportuno un maggior controllo e severe misure di sicurezza nelle ore notturne altrimenti si rischia di essere in balìa dei ricatti e dei gesti criminosi della malavita.

Add comment 26 Dicembre, 07

Mangiate e bevete che la morte non la vedete?


Add comment 23 Dicembre, 07

Infiltrazioni della camorra sul ciclo dei rifiuti

Dalla trasmissione Report.


Add comment 23 Dicembre, 07

CC= Contro la camorra

Istituzioni, commercianti e cittadini. La manifestazione svoltasi a Portici ha voluto essere un segnale di ribellione contro il sistema camorra che con l’imposizione del pizzo umilia e soffoca gli imprenditori meridionali. Oltre al sindaco Vincenzo Cuomo erano presenti l’europarlamentare Sergio Pecorelli, il presidente dell’associazione Sos Italia Libera Paolo Bocedi, il primo cittadino di Ercolano Nino Daniele e Sergio Vigilante, dell’associazione anti-racket porticese. In prima linea i commercianti che hanno detto no al pizzo e denunciato gli estorsori. Un modo per ricordare che il loro gesto, anche se coraggioso, rimane isolato senza l’aiuto delle istituzioni e la solidarietà dei colleghi. Mario Romano è uno di loro, lui e la sua famiglia vivono sotto scorta: “Sono anni che subiamo, il pizzo l’ho ereditato da mio padre e non voglio che anche mio figlio sia costretto a pagarlo”. E poi, duro: “Nel corteo ho visto alcuni camorristi, a loro vorrei dire: andate via, lasciateci lavorare in pace.” Sì perché lavorare “dopo” diventa ancora più difficile. Mariagrazia Pasciana, imprenditrice siciliana, nel suo intervento si è rivolta direttamente al ministro dell’Interno Giuliano Amato: “Non abbandonate i cittadini che denunciano, abbiamo bisogno di una presenza reale, non di chiacchiere”. Sul palco si sono alternati insegnanti e studenti sottolineando come la scuola possa contribuire a sconfiggere la mentalità camorristica. “I giovani sono la forza di questa città”, ha detto il sindaco Cuomo. “Oggi ho visto pochi commercianti unirsi al corteo ma ringrazio quelli che ci sono, è di loro che mi devo occupare”.

Add comment 21 Dicembre, 07

Sapore di te

Quando finiranno le pecore si incomincerà con gli umani, buona salute da creative camorra.


Add comment 20 Dicembre, 07

Furia a cavallo del west

HANNO speso persino il nome dell’efferato Sandokan e del capoclan latitante, Michele Zagaria. I casalesi lo scorso 20 novembre avevano recapitato dall’alto il messaggio ad allevatori e guidatori: “L’ippodromo di Aversa adesso lo gestiamo noi”. Quel giorno, che rappresenta la nuova data di offensiva della camorra sull’ippica, hanno fatto picchiare i driver giù sulle spiagge di Licola, hanno reso sistematica la combine attraverso gli accordi con nove guidatori e almeno tre giurie compiacenti, hanno fatto lievitare il livello delle scommesse di un ippodromo a caratura locale come Cirigliano: 63 milioni di euro giocati in 74 giornate, la media più alta d’Italia. Per difendersi dall’ingresso prepotente e scientifico dei camorristi di “Gomorra”, l’Unire, l’ente gestore dell’ippica nazionale, ha trasformato l’impianto di Aversa in un bunker da maxi-processo: recinzioni alte due metri e venti, una sola via di entrata e di uscita, videoriprese a circuito interno, vietati i telefonini, cavalli partenti comunicati solo la mattina della corsa. E nelle giornate di convegno ippico trenta carabinieri a contorno per fermare i van che insieme ai cavalli trasportano alle scuderie pistole e doping. Non è bastato. Quest’anno Aversa, ippodromo su cui da quindici anni indagano la Dia di Napoli e il commissariato locale, i Nas di mezza Italia e i carabinieri del ministero dell’Agricoltura, è tornato terra di usurai, basisti, picchiatori. E di scommesse ipertrofiche su arrivi già concordati. Nel 1992 il prefetto di Caserta Catenacci aveva chiuso il Cirigliano per sette mesi, nel ‘97 l’antimafia fermò l’attività del boss Salvatore Campiello, detto “Carosiello”, nel 2003 e 2004 ci sono state ampie operazioni di polizia giudiziaria. Nel febbraio 2006, ancora, un’inchiesta della procura di Napoli portò all’arresto di 24 persone e ne indagò 114: veterinari, fantini, farmacisti, allevatori, proprietari. Furono ottantadue i cavalli sequestrati tra Aversa e Agnano, l’ippodromo nel cuore di Napoli. Ma la risposta della camorra è stata sempre a salire e dal settembre 2006 - per questioni d’immagine oltre che di fatturato, per dimostrare il controllo totale di un territorio già sfigurato da racket, abusivismo e droga - i camorristi di Casal di Principe hanno costruito attorno ad Aversa la “combine metodica”. Avviene questo. Il giorno prima delle corse i casalesi mandano affiliati a Licola mare e nelle scuderie di Agnano. La manovalanza camorrista spiega agli allenatori chi dovrà frenare e chi tirare: il cavallo che la camorra designa per la puntata, normalmente stimolato a testosterone e Viagra, deve vincere. Senza discussioni. Nel giorno di gara sarà poi un “uomo semaforo”, piazzato all’ingresso di pista, a ricordare ai guidatori il disegno prestabilito: a chi il “rosso”, a chi il “verde”. Chi non ci sta a far finta di correre, e non vuole rischiare botte e l’auto bruciata, si ritira. Quest’anno i convegni di Aversa sono stati un pieno di zoppie e coliche dei cavalli, mal di denti dei proprietari, lutti dei fantini. Sei ritiri su 13 partenti e una corsa deferita il 20 gennaio. Guidatori sospesi per 40 giorni una settimana dopo. Tre corse cancellate nel 2006, due più un convegno completo nel 2007, ma la maggior parte delle gare è passata liscia garantendo vittorie illegittime in tutta Italia. Il problema è che segretario generale e direttore tecnico dell’Unire, ruoli decisivi nell’ippica italiana, dallo scorso settembre sono tornati a nominare giurie e starter locali, alcuni dei quali già contestati per non aver fermato corse con testimonianze di combine. Nel cassetto del colonnello Pasquale Muggeo, responsabile dei carabinieri istituiti al ministero, e del commissario straordinario Guido Melzi D’Eril c’è un foglietto con i nove guidatori di Aversa sospetti, basisti che - secondo le investigazioni - intascano 500 euro a corsa truccata (fanno 8 mila euro il mese) e in questo autunno di combine si sono presi l’incarico di gestire la questione scommesse al bar delle scuderie per rifinire la strategia malavitosa durante la sgambatura che precede la corsa. Sabato 16 novembre un picchiatore del clan ha bucato ogni controllo e ha offerto i consigli della famiglia ai guidatori pronti per la gara. Risultato? Sette ritiri su quindici, un’altra corsa annullata. I proprietari ora annunciano lo sciopero contro la camorra, ottanta operatori promettono una denuncia cumulativa, le associazioni allenatori e proprietari prima certificano la linea dura e 48 ore dopo, ascoltati quattro driver che corrono in casa, chiedono lo smantellamento dell’ippodromo bunker. Una resa ai casalesi? Maurizio Mattii, una famiglia che fondò l’ippodromo marchigiano di Montegiorgio, per anni sentinella della Corsa Tris, attacca: “L’immobilismo dell’Unire ha finito per non difendere l’ippica dalle infiltrazioni malavitose”. Il presidente di giuria Bruno Belleggia, già “arbitro” ad Aversa, racconta un episodio sconcertante che seguì la sospensione dei fantini del 27 gennaio: “Il guidatore Nicola Gallucci raggiunse la torretta dei giudici e, davanti a due poliziotti, urlò al presidente Luciano Romagnoli: “Ti sparo e ti taglio la testa”. Non fu neppure identificato”. In Campania sono venti i driver sotto controllo dell’Unire su 280 abilitati e negli altri due ippodromi di riferimento la situazione resta pesante. A Pontecagnano, provincia di Salerno, nel 2006 sono state annullate cinque corse: quelli di Casal di Principe quell’estate trovarono un accordo percentuale con la camorra locale. Ad Agnano nel 2007 sono stati segnalati problemi per un mese e mezzo, poi i casalesi hanno preferito concentrarsi su Aversa. E’ una strategia antica quella degli investimenti ippici per la famiglia dominante di Casal di Principe. Negli anni ‘80 favorirono la nascita di alcuni ippodromi clandestini trasferendovi denari fin lì investiti nelle corse su strada. Tra questi, Marigliano è una riproduzione abusiva perfetta: torretta, autostart, tribune per gli spettatori. E poi i casalesi hanno spostato su impianti fuori regione alcuni driver di stretta osservanza. E’ accaduto ad Albenga, dove una recente corsa è stata deferita. E nel Nord-Est, Padova, Treviso, Trieste, le infiltrazioni sono tra i guidatori, ma anche nelle scuderie. Poi c’è Taranto, dove l’intervento della Sacra Corona Unita è più silenzioso rispetto al caos Aversa, ma ugualmente fruttuoso. E la malavita pugliese è riuscita a entrare, da tempo, all’ippodromo di Milano. Scrive la Dia, nella relazione dell’ottobre 2006: “Tra le fonti di guadagno delle consorterie di Bari e Foggia ci sono le scommesse clandestine legate alle corse dei cavalli”. Ancora la Dia: il clan Nuvoletta di Marano, e si torna in Campania, “ha investito in numerosi allevamenti di cavalli in varie parti d’Italia”. C’è una letteratura sul rapporto forte e feroce tra i boss della criminalità organizzata e l’ippica. Recentemente i carabinieri di Bari hanno sequestrato 15 cavalli di razza al clan Valentini di Bitonto. Il dato offerto dall’Osservatorio nazionale zoomafia della Lega antivivisezione - un miliardo di euro il valore di truffe e corse clandestine nell’ippica quando il giro di scommesse lecite è solo il triplo, 2,9 miliardi l’anno - fa comprendere perché su questo sport si è stretta la tenaglia malavitosa. Le mafie conoscono da sempre il gioco e oggi vedono larghe possibilità di introito. La repressione c’è. Solo nel 2006 sono state arrestate 53 persone, 237 denunciate e 170 identificate. Sequestrati 143 cavalli, un ippodromo e tre maneggi. Negli ultimi nove anni le denunce sono state 2205. Ciro Troiano, Osservatorio Lav, suggerisce: “Uno strumento investigativo che potrebbe aprire scenari inediti è quello delle verifiche fiscali e finanziarie sui proprietari di cavalli da competizione, su società e scuderie”. L’incrocio di informative di varie polizie alla fine fa contare 17 ippodromi sui 44 nazionali infiltrati dalle criminalità organizzate. La situazione non è mai stata così grave. Negli anni ‘90 la lunga mano aversana si era allungata sugli impianti toscani: Firenze, Grosseto, Follonica. Lo scorso autunno a Bologna il guidatore capoclassifica del biennio 2004-2005, Michele Canali, si è dovuto rifugiare nella sala commissari dell’ippodromo di Arcoveggio perché non aveva eseguito gli ordini da Aversa. E per chiudere il cerchio delle mafie, a Vincenzo Santapaola, arrestato a Messina, sono stati sequestrati due cavalli che correvano a Capannelle, Roma. Mentre a Floridia, provincia di Siracusa, quattro proprietari di scuderie e un fantino sono stati denunciati per associazione mafiosa. Allevatori di alto livello agonistico in grado di fornire un cavallo all’inconsapevole Frankie Dettori, il più forte fantino del mondo.

Add comment 19 Dicembre, 07

Il banco morto

ANNO MORTI
1980- 134
1981- 193
1982- 264
1983- 204
1984- 155
1985- 155
1986- 107
1987- 127
1988- 168
1989- 228
1990- 222
1991- 223
1992- 160
1993- 120
1994- 115
1995- 148
1996- 147
1997- 130
1998- 132
1999- 91
2000- 118
2001- 80
2002- 63
2003- 83
2004- 139
2005- 90
2006- 97
2007- 108 fino a poco fa

La camorra è attualmente considerata una delle maggiori piaghe del meridione d’Italia, al tempo stesso causa ed effetto di gran parte dei problemi socio-economici della Campania. Il suo potere, dovuto anche ad appoggi di tipo politico, le consente il controllo delle più rilevanti attività economiche locali, in particolare modo nella provincia di Napoli.


Add comment 17 Dicembre, 07

Non ti pago

Disperati. Ormai con l’acqua alla gola, senza più nulla da perdere. Così, piuttosto che dichiarare fallimento, preferiscono denunciare. Sono stati 734 a farlo nel 2006. Franco Roberti, procuratore aggiunto e capo della Direzione distrettuale di Napoli, afferma che “il racket è l’essenza stessa della camorra. Chi denuncia lo fa perché è arrivato al limite”. Non sembra casuale infatti che ad un considerevole aumento delle denunce coincida un periodo di crisi dell’imprenditoria napoletana. Ma sicuramente dietro quest’inversione di tendenza per Roberti c’è dell’altro: “quando lo Stato dà prova di efficienza, i cittadini se ne accorgono subito, e quindi si fidano e si espongono pure. Aggiungiamoci poi l’importantissimo ruolo che sta avendo l’associazionismo, ed ecco che finalmente i risultati ci sono, ed è lecito sperare che in futuro ce ne possano essere ancora di più”. La Campania risulta in testa alla classifica delle Regioni col maggior numero di persone denunciate per estorsione. Un fenomeno in costante crescita, certamente atipico, soprattutto se paragonato a ciò che accade in Sicilia, dove la mafia “riscuote” il pizzo dal 70% di negozi ed imprese mentre le denunce risultano in calo. Le ritorsioni, non sembrano più preoccupare i commercianti. L’associazionismo, introdotto a Napoli da Tano Grasso, ex commissario antiracket, ha trasformato le denunce in un sistema di risposta collettivo. “La denuncia – afferma Grasso – non è più un atto di coraggio ma una strategia pianificata a freddo, assieme alle forze dell’ordine. Non sull’onda di qualche emergenza, come fa di solito la politica nazionale, ma come programma per rendere non conveniente per la camorra la reazione violenta.” Alla camorra non resta che cambiare strategia. Non a caso sempre più ricorrente è il passaggio ad un tipo di estorsione indiretta attraverso l’obbligo di acquistare da loro fornitori di fiducia. I metodi del racket si stanno dunque “aggiornando”: i boss si affidano sempre più spesso a consulenti finanziari, piuttosto che a killer e spacciatori. La collusione evidentemente può essere maggiormente fruttuosa dell’estorsione vecchio stampo. Non resta che augurarci che questo ricorso alle denunce non resti confinato nel napoletano e divenga piuttosto modello cui ispirarsi per contrastare questa secolare piaga sociale.


Add comment 17 Dicembre, 07

Le palline? no i sacchetti

Un Natale più triste del solito quello che è alle porte: vicoli e negozi non esporranno luminarie per iniziativa dei commercianti che vogliono dire no alla camorra e sollecitano l’attenzione del comune nei confronti di una grossa crisi che investe il settore. A colorare la città per le feste ci ha pensato allora Gianluca Manzieri, speaker di radio Kiss Kiss Napoli. Gli addobbi? 100mila sacchetti della spazzatura rigorosamente rossi… “Vedere cumuli di immondizia con il colore classico del Natale sarà un vero e proprio colpo d’occhio”, dichiara Manzieri. “Durante le festività, normalmente, i rifiuti aumentano e – continua lo speaker – se a questo si aggiunge che l’emergenza da mesi non abbandona la Campania, sono certo che per le strade vedremo montagne di spazzatura che però per l’occasione saranno di colore rosso”. I sacchetti potranno sin da domani essere ritirati presso degli appositi gazebo o richiesti direttamente al suo press-office.

INFO: totpress@email.it

 


Add comment 11 Dicembre, 07

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