Archive for Febbraio 2008
Italiani in Germania?
Typisch Italienisch. Italiano in Germania è una categoria, e non poteva essere diversamente nella patria di Kant. Con annessi pro e contro. Un italiano in una compagnia è un plus, due «ok, ma…», tre sono un problema. Ma comunque, in un Paese dove le problematiche legate all’immigrazione sono storiche quanto irrisolte, la numerosa colonia italiana gode di buona salute, forse più di ogni altra. Nonostante non più tardi di un paio di mesi fa Der Spiegel, settimanale che già in passato aveva dimostrato di avere qualche sassolino di troppo nelle scarpe contro il Bel Paese, si sia sforzato di spiegare (statistiche scolastiche alla mano) come l’integrazione dei nostri compatrioti proceda a rilento. Italiano è una categoria, si diceva, come il cibo, in un Paese dove è più facile imbattersi in un ristorante con il tricolore (più o meno taroccato e magari con cuoco pakistano) che in uno autoctono. E dove presentarsi come italiani comporta inevitabilmente sul viso dell’interlocutore un sorrisino di simpatia ma non solo. E’ un universo contraddittorio quello visto da nord verso sud. Se a cena essere serviti da un cameriere italiano è garanzia di cortesia ed affidabilità rispetto al collega tedesco, tuttavia sicuramente in qualche angolo c’è qualcosa che non quadra perfettamente. L’Italia è davvero il Belpaese, non si può rinunciare a una visitina (nonostante i prezzi), non prima però di essersi imbottiti di assicurazioni. Questo, del resto, è un hobby nazionale. Anche il migliore degli italiani di sicuro trova il modo di farti incazzare, ma, come a un fratello minore, tutto si può perdonare. In fondo, dopo i due voltafaccia di storica memoria, cos’altro di peggio potrebbe succedere? Nonostante tutto nel tedesco c’è per l’italiano un fondo di benevolenza, perfino di ammirazione. Perché? Neanche lui stesso rie-sce a spiegarselo. Un’ammirazione magari eredi-tata da quella degli antenati Goti (anche qui, nonostante tutto…) verso il romano impero (e la sua organizzazione), di cui in Italia è rimasta solo qualche rovina, ma che da queste parti rivive nell’apposita sezione che ogni libreria dedica ai nostri fasti andati. Fasti ora relegati in cucina o sartoria, ma pure nel dizionario, visto che sono ben più numerose le parole italiane importate rispetto al contrario. Compresa «Ambiente», che dava il titolo alla fiera di «tutto quanto fa arredamento e casa» appena conclusasi a Francoforte, dove, per inciso, nelle immense Halle invano si cercava (salvo sviste) in mezzo a ceramiche e porcellane toscane, campane, umbre, e pure giapponesi o baltiche, una pic-cola presenza faentina. Ma torniamo all’altro ieri. All’indomani delle caduta del governo Prodi la Frankfurter Allgemainer, autorevole testata tedesca, in un fondo di prima pagina intitolato «L’Italia e gli italiani», ricapitolava l’inizio anno del Belpaese: i rifiuti napoletani, la soddisfazione di Cuffaro condannato a «soli» cinque anni, la querelle tra il Papa e La Sapienza. Se quest’ultima viene interpretata come segnale di ancora irrisolti problemi di convivenza tra Stato e Chiesa, visti dagli occhi secolari di un Paese dove il Pontefice, benché connazionale, è sostanzialmente tra-sparente alla parte protestante e mostra qualche problema anche con la cattolica (al carnevale della cattolica Magonza Benedetto XVI sfilava su un carro intento a dare un poco caritatevole calcio ai fratelli evangelici), e la condanna poco condannata di Cuffaro rientra nel novero degli italici misteri gloriosi, ben altra risonanza mostra la faccenda della monnezza campana.
Oddio, non è che in fatto di igiene i tedeschi siano proprio im-peccabili. In privato ogni italiano sente in primis la nostalgia di quell’umile oggetto che si chiama bidè. E in pubblico pare incredibile come una generazione di cani, tutti dotati della licenza elementare e in grado di eseguire con militare precisione almeno una ventina di comandi, proprio non possa fare a meno di lasciare le feci sui marciapiedi. Ma in questo momento per un italiano proprio non è facile muovere rilievi, e praticamente impossibile fare passare qualsivoglia scusante sui fatti napoletani. A meno di ricorrere al supremo degli italici misteri gloriosi: la mafia (il pacco con la camorra è unico), di certo la parola italiana più conosciuta, insieme a pizza. Se, non qualche tedesco, ma qualche coreano (o americano) che transita da queste parti può avere qualche dubbio sul fatto che la pizza sia made in Italy o …in Usa, nessun dubbio invece sulle origini della mafia. Anche se poi lo stesso può chiedere (senza ironia) se quel pezzo di terra dopo lo stivale sia ancora Italia. E aggiungere vorrebbe visitare Firenze ma ha sempre rinunciato causa la mafia. Mafia dunque. Un’entità mitica e indistinta, a volte magari confusa con il borseggiatore che a Roma ti ha fatto sparire un portafogli. E che spiega tutto. O niente. Perché se i tedeschi hanno rinunciato a trovare una logica nella faccenda campana, tuttavia non disdegnano (divertiti) il ritorno economico che deriva dai treni di immondizia che arrivano da queste parti: un tot la tonnellata più energia dai termovalorizzatori di questi tempi proprio non guastano. E siccome non esiste tedesco che non sia stato almeno una volta gabbato da un paisà (in Italia o direttamente a domicilio), vuoi mettere questo piccolo risarcimento materiale e morale (eh, perché in Germania certe cose non possono succedere…), con i dovuti interessi naturalmente? Senza troppi timori per le ricadute ambientali. E questo non può non essere rimarcato, visto e considerato che siamo sempre nel Paese che ha dato i natali ai Grüner e che prima di ogni altro e in maniera più netta ha fatto i conti con i rigurgiti di coscienza derivati dalle conse-guenze dell’industrializzazione. Tornando al Frankfurter Allgemeiner, la domanda è: di fronte a questa situazione, come reagiscono i politici italiani? «Mostrano la sceneggiata di una crisi di governo e una penosa seduta al Senato con incluse dimissioni del Presidente del Consiglio» è la risposta. E se c’è chi, come Die Welt, altro quotidiano, impietosamente riporta per filo e per segno la cronaca di scazzottate, sputi, insulti (testuali), champagne in aula, commentan-do soltanto «la miseria politica degli italiani è ancora lontana dalla sua conclusione», l’altra metà dell’animo teutonico insiste a gettare un salvagente. «No – scrive ancora l’Allgemeiner – gli italiani in questo momento non sono orgogliosi di essere italiani». Se il Governo Prodi inizialmente non aveva fatto brutta figura, è poi via via diventato vittima delle proprie e già note contrad-dizioni interne, «fallendo a confronto di quanto si sta facendo nelle altre nazioni, dove c’è vo-glia di non perdere il treno che va avanti. Con grande stupore gli italiani assistono ai tristi giochi romani. E si aspettano sempre meno da una riforma della legge elettorale che darebbe solo lavoro ai politici». Già, la legge elettorale. Avviso per i naviganti, alias i fan del sistema tedesco: qua in Assia, dopo le regionali di qualche giorno fa, sono preoccupati perché servono tre, leggasi tre, partiti per fare maggioranza. La chiusura dell’Allgemeiner: «Le loro (degli italiani, nda) speranze riposano nell’Europa, dove vigono altre regole». E il pronosticato nuovo governo Berlusconi? Per ora un sostanziale riserbo, visto che il personaggio non è proprio nelle loro corde. Anzi, è un altro degli ita-lici misteri gloriosi.
Add comment 19 Febbraio, 08
Una città puttana
Emergenza rifiuti, un oceano di miliardi di euro per quasi vent’anni, una regione alla morte, ma nel frattempo vedevi nascere centri commerciali, ipermercati, catene di supermercati, mega store, super store, ingrossi fantascientifici per l’abbigliamento…
Add comment 7 Febbraio, 08
Europe vs Italy
Ho riso da matti, siamo unici noi italiani siamo i napoletani d’europa.
Add comment 5 Febbraio, 08
