Posts filed under 'dal mondo'

Il best seller della camorra

“Ci stiamo prendendo i nostri diritti” il libro di Saviano in vendita a tre euro.

Sulle bancarelle e per sino edicole, anche questo e affare per la camorra


Add comment 8 Giugno, 08

In diretta dalla discarica di Chiaiano


Add comment 7 Giugno, 08

In culo alla popolazione

dal film “Signore e signori buonanotte”


Add comment 24 Aprile, 08

Siamo terzi dopo new york e tokyo


Add comment 13 Aprile, 08

Alle elezioni la criminalità organizzata non c’è

I programmi dei partiti (tutti) sorvolano sulla mafia. E non mi riferisco a quella delle fiction televisive e dei romanzi rosa.Parlo della mafia S.pA (Ndrangheta, Camorra, Cosa Nostra, Sacra Corona Unita), la più grande multinazionale europea, con un fatturato valutato almeno 140 miliardi di Euro (Fonte Confesercenti; Procura nazionale antimafia, Commissione antimafia del Parlamento) che investe in 18 paesi del mondo e che a detta della relazione della Commissione antimafia del Parlamento sulla Ndrangheta ( febbraio 2008), ha colonizzato” Milano. La relazione lo dice perché sa che saremo pochissimi a leggerla, altrimenti non sarebbe stata approvata alla unanimità, e dopo averla letta non potremo fare nulla perché gli organi di informazione hanno per l’argomento un rifiuto maggiore dei politici. D’altronde, negli atti del Parlamento da anni è depositato un documento della DIA (Direzione investigativa antimafia) che indica il numero degli affiliati in 1.800.000, mentre le televisioni parlano di 10-15 mila affiliati e secondo diverse fonti attendibili il patrimonio consolidato delle mafie ha un valore di 1000 miliardi, un po’ meno del debito pubblico. Dell’argomento si occupano cattedre di prestigiose università, il Senato degli Stati Uniti, l’Onu, l’Unione Europea. Ma i politici italiani promettono: diminuzione delle tasse, maggiore sicurezza sul lavoro, riduzione del precariato e più posti di lavoro, pur sapendo che investitori i altri paesi da noi non investono i loro capitali perché abbiamo in casa una delle cinque mafie più potenti del mondo, ma anche la più rispettata perché ha fornito alle altre cultura, modelli di comportamento ed esempi rari di accordi con la politica, con l’economia e la finanza. Quindi, i programmi e i comizi elettorali, anche televisivi, sono falsi perché oltre il 40 per cento della ricchezza prodotta è illegale e criminale e non paga né tasse né contributi. Il silenzio serve anche a convincere i cittadini, che il problema rimane confinato alle quattro regioni meridionali, nonostante MAFIA SpA ricicli e investa il denaro principalmente da Roma in su e all’estero. IL Senatore Kerry ha titolato il suo rapporto al Senato degli Stati Uniti ”The new war”, quella contro il crimine organizzato che è uscito vincente dalla globalizzazione, dall’uso di Internet, dalla caduta delle frontiere. Luise I. Shelley, direttore del Transnational Crime and Corruption della Università di Washington ha osservato:” la criminalità transnazionale sarà per i legislatori il problema dominante del ventunesimo secolo, così come lo fu la guerra fredda per il ventesimo e il colonialismo per il diciannovesimo” Se ne sono accorti tutti tranne i nostri leader politici e i nostri organi di informazione. Poiché da mesi leggo sull’argomento libri e documenti mi sono chiesto il perché di tanto silenzio, interrotto solo da due intellettuali, Sartori e Saviano, che hanno intuito il problema ma non sono entrati nel merito più di tanto. So bene che qualche altro giornalista ogni tanto ne scrive, ma purtroppo per chi scrive e per noi, non provoca dibattito, perché se il dibattito occupasse le trasmissioni tv si dovrebbe chiedere lo scioglimento di consigli comunali del Nord Italia, una attenzione particolare al comune di Milano, e, soprattutto, si dovrebbe dire che la legge sulla confisca dei beni non funziona, che i paradisi fiscali andrebbero posti sotto embargo, che le banche italiane non dovrebbero aprirvi sedi e che non dovrebbero farlo nemmeno le società quotate in borsa. Inoltre banche e società finanziarie con tracce di denaro criminale andrebbero punite almeno con la sostituzione dei dirigenti e va da sé che analoga misura dovrebbe riguardare tutti gli uomini politici coinvolti. Quindi, in un paese come il nostro, non si può.

Ma, tornando alle domande, credo che le uniche risposte possibili siano queste:

1) I dirigenti dei partiti sanno, ma non hanno il coraggio di aprire una voragine dagli esiti imprevedibili. Quindi si comportano come se non sapessero, per viltà.

2) I dirigenti dei partiti sono collusi direttamente o per interposte persone. Come lo fu Andreotti a suo tempo.

3) I dirigenti dei partiti sono ignoranti perché presi dal teatrino della politica e sensibili solo all’informazione televisiva. Il che significa che si circondano di persone che sanno meno di loro;

4) I dirigenti dei partiti sanno, sottovalutano il problema e pensano di evitare il terremoto della verità perché per la durata dei loro incarichi ci penserà lo stellone.

Se il professore americano e con lui tanti altri ( ho letto il libro del prof Masciandaro, docente alla Bocconi e consulente dell’ONU, “La farina del diavolo” del 2000!, che nella bibliografia riporta 32 voci di autori per la pubblicazione di oltre 50 volumi) avranno ragione, i dirigenti dei nostri partiti un giorno o l’altro saranno processati perché i nostri figli e i nostri nipoti saranno costretti a lavorare con imprese criminali e chissà in quanti lo fanno già senza saperlo. Saranno processati anche se furbescamente delegando il problema alla magistratura e alle forze dell’ordine pensano di potersene lavare le mani. Ma, una classe dirigente che delega il maggior problema politico del paese e ne fa un problema di ordine pubblico, prima o dopo deve pagare il conto.

Add comment 23 Marzo, 08

Chi siete?

Caro Giuseppe Fava, la seconda repubblica c’è stata ma niente sembra cambiato.

Giuseppe Fava fu ucciso pochi giorni dopo questa intervista.


Add comment 12 Marzo, 08

GG - GIZA vs GIUGLIANO

ecoballe giugliano

In Egitto c’è Giza, in Italia c’è Giugliano .

Più di 7 milioni di tonnellate di noecoballe.


Add comment 9 Marzo, 08

Intelligence

Palazzo Chigi ha resa pubblica la annuale Relazione del Comparto della Intelligence Italiana, la prima dopo la riforma dei servizi di intelligence nel nostro paese, definita «un documento di analisi dei fenomeni e di sintesi delle situazioni a livello nazionale ed internazionale». La relazione nota come prima cosa che le cosiddette «minacce di prima grandezza» non sono mutate nelle loro linee fondamentali, ma che queste «hanno seguito un’evoluzione talora condizionata dagli eventi, a volte destrutturata da pressioni investigative, spesso da collaborazioni d’intelligence», citando quale esempio in campo internazionale il «ridimensionamento» di Al Qaeda ed in casa nostra l’«apparente indebolimento» della mafia «fiaccata dagli arresti, dalle cooperazioni istituzionali ed imprenditoriali e da alcune inadeguatezze interne». on bisogna però trascurare, prosegue il documento, come in Italia non muti «la propensione delle organizzazioni criminali, ‘ndrangheta e camorra soprattutto, alla gestione dei traffici illeciti ed alle infiltrazioni nei sistemi amministrativi per controllare appalti e lucrare interessi da reinvestire in infrastrutture apparentemente lecite» e come nel Settentrione le associazioni a delinquere «di matrice extracomunitaria» siano in grado di «mutare la percezione della sicurezza e suscitare allarme sociale» compiendo rapine, esercitando lo sfruttamento della prostituzione e riducendo in schiavitù specie i soggetti più deboli, come donne e minori. er quanto riguarda l’eversione ideologica, pure ispirata «a tentativi di emulazione del passato ed attualizzata dall’offensiva anarco-insurrezionalista», questa si esprime con lo «sperimentato» inserirsi nel contesto delle proteste sociali e, per l’area di estrema destra, negli ambiti «del tifo ultras con connotazioni xenofobe e razziste».  a relazione sottolinea il «monitoraggio costante» della minaccia internazionale «sia nelle forme estreme del terrorismo fondamentalista che in quelle legate a situazioni belliche», soprattutto in quelle aree estere dove è attivo personale italiano, così come le previsioni normative abbiano fornito «maggior consapevolezza e forme strutturate di coordinamento» nei delicati «settori della proliferazione delle armi di distruzione di massa e delle risorse dell’energia». Infine il documento si chiude ponendo in evidenza come il «Sistema di Informazione per la Sicurezza della Repubblica» stia fornendo risposte «adeguate ed istituzionali» alle «nuove configurazioni criminose di ingerenza e potenzialità di danno» rese possibili dalle nuove procedure elettroniche.

 

Add comment 3 Marzo, 08

Italiani in Germania?

Typisch Italienisch. Italiano in Germania è una categoria, e non poteva essere diversamente nella patria di Kant. Con annessi pro e contro. Un italiano in una compagnia è un plus, due «ok, ma…», tre sono un problema. Ma comunque, in un Paese dove le problematiche legate all’immigrazione sono storiche quanto irrisolte, la numerosa colonia italiana gode di buona salute, forse più di ogni altra. Nonostante non più tardi di un paio di mesi fa Der Spiegel, settimanale che già in passato aveva dimostrato di avere qualche sassolino di troppo nelle scarpe contro il Bel Paese, si sia sforzato di spiegare (statistiche scolastiche alla mano) come l’integrazione dei nostri compatrioti proceda a rilento. Italiano è una categoria, si diceva, come il cibo, in un Paese dove è più facile imbattersi in un ristorante con il tricolore (più o meno taroccato e magari con cuoco pakistano) che in uno autoctono. E dove presentarsi come italiani comporta inevitabilmente sul viso dell’interlocutore un sorrisino di simpatia ma non solo. E’ un universo contraddittorio quello visto da nord verso sud. Se a cena essere serviti da un cameriere italiano è garanzia di cortesia ed affidabilità rispetto al collega tedesco, tuttavia sicuramente in qualche angolo c’è qualcosa che non quadra perfettamente. L’Italia è davvero il Belpaese, non si può rinunciare a una visitina (nonostante i prezzi), non prima però di essersi imbottiti di assicurazioni. Questo, del resto, è un hobby nazionale. Anche il migliore degli italiani di sicuro trova il modo di farti incazzare, ma, come a un fratello minore, tutto si può perdonare. In fondo, dopo i due voltafaccia di storica memoria, cos’altro di peggio potrebbe succedere? Nonostante tutto nel tedesco c’è per l’italiano un fondo di benevolenza, perfino di ammirazione. Perché? Neanche lui stesso rie-sce a spiegarselo. Un’ammirazione magari eredi-tata da quella degli antenati Goti (anche qui, nonostante tutto…) verso il romano impero (e la sua organizzazione), di cui in Italia è rimasta solo qualche rovina, ma che da queste parti rivive nell’apposita sezione che ogni libreria dedica ai nostri fasti andati. Fasti ora relegati in cucina o sartoria, ma pure nel dizionario, visto che sono ben più numerose le parole italiane importate rispetto al contrario. Compresa «Ambiente», che dava il titolo alla fiera di «tutto quanto fa arredamento e casa» appena conclusasi a Francoforte, dove, per inciso, nelle immense Halle invano si cercava (salvo sviste) in mezzo a ceramiche e porcellane toscane, campane, umbre, e pure giapponesi o baltiche, una pic-cola presenza faentina. Ma torniamo all’altro ieri. All’indomani delle caduta del governo Prodi la Frankfurter Allgemainer, autorevole testata tedesca, in un fondo di prima pagina intitolato «L’Italia e gli italiani», ricapitolava l’inizio anno del Belpaese: i rifiuti napoletani, la soddisfazione di Cuffaro condannato a «soli» cinque anni, la querelle tra il Papa e La Sapienza. Se quest’ultima viene interpretata come segnale di ancora irrisolti problemi di convivenza tra Stato e Chiesa, visti dagli occhi secolari di un Paese dove il Pontefice, benché connazionale, è sostanzialmente tra-sparente alla parte protestante e mostra qualche problema anche con la cattolica (al carnevale della cattolica Magonza Benedetto XVI sfilava su un carro intento a dare un poco caritatevole calcio ai fratelli evangelici), e la condanna poco condannata di Cuffaro rientra nel novero degli italici misteri gloriosi, ben altra risonanza mostra la faccenda della monnezza campana.
Oddio, non è che in fatto di igiene i tedeschi siano proprio im-peccabili. In privato ogni italiano sente in primis la nostalgia di quell’umile oggetto che si chiama bidè. E in pubblico pare incredibile come una generazione di cani, tutti dotati della licenza elementare e in grado di eseguire con militare precisione almeno una ventina di comandi, proprio non possa fare a meno di lasciare le feci sui marciapiedi. Ma in questo momento per un italiano proprio non è facile muovere rilievi, e praticamente impossibile fare passare qualsivoglia scusante sui fatti napoletani. A meno di ricorrere al supremo degli italici misteri gloriosi: la mafia (il pacco con la camorra è unico), di certo la parola italiana più conosciuta, insieme a pizza. Se, non qualche tedesco, ma qualche coreano (o americano) che transita da queste parti può avere qualche dubbio sul fatto che la pizza sia made in Italy o …in Usa, nessun dubbio invece sulle origini della mafia. Anche se poi lo stesso può chiedere (senza ironia) se quel pezzo di terra dopo lo stivale sia ancora Italia. E aggiungere vorrebbe visitare Firenze ma ha sempre rinunciato causa la mafia. Mafia dunque. Un’entità mitica e indistinta, a volte magari confusa con il borseggiatore che a Roma ti ha fatto sparire un portafogli. E che spiega tutto. O niente. Perché se i tedeschi hanno rinunciato a trovare una logica nella faccenda campana, tuttavia non disdegnano (divertiti) il ritorno economico che deriva dai treni di immondizia che arrivano da queste parti: un tot la tonnellata più energia dai termovalorizzatori di questi tempi proprio non guastano. E siccome non esiste tedesco che non sia stato almeno una volta gabbato da un paisà (in Italia o direttamente a domicilio), vuoi mettere questo piccolo risarcimento materiale e morale (eh, perché in Germania certe cose non possono succedere…), con i dovuti interessi naturalmente? Senza troppi timori per le ricadute ambientali. E questo non può non essere rimarcato, visto e considerato che siamo sempre nel Paese che ha dato i natali ai Grüner e che prima di ogni altro e in maniera più netta ha fatto i conti con i rigurgiti di coscienza derivati dalle conse-guenze dell’industrializzazione. Tornando al Frankfurter Allgemeiner, la domanda è: di fronte a questa situazione, come reagiscono i politici italiani? «Mostrano la sceneggiata di una crisi di governo e una penosa seduta al Senato con incluse dimissioni del Presidente del Consiglio» è la risposta. E se c’è chi, come Die Welt, altro quotidiano, impietosamente riporta per filo e per segno la cronaca di scazzottate, sputi, insulti (testuali), champagne in aula, commentan-do soltanto «la miseria politica degli italiani è ancora lontana dalla sua conclusione», l’altra metà dell’animo teutonico insiste a gettare un salvagente. «No - scrive ancora l’Allgemeiner - gli italiani in questo momento non sono orgogliosi di essere italiani». Se il Governo Prodi inizialmente non aveva fatto brutta figura, è poi via via diventato vittima delle proprie e già note contrad-dizioni interne, «fallendo a confronto di quanto si sta facendo nelle altre nazioni, dove c’è vo-glia di non perdere il treno che va avanti. Con grande stupore gli italiani assistono ai tristi giochi romani. E si aspettano sempre meno da una riforma della legge elettorale che darebbe solo lavoro ai politici». Già, la legge elettorale. Avviso per i naviganti, alias i fan del sistema tedesco: qua in Assia, dopo le regionali di qualche giorno fa, sono preoccupati perché servono tre, leggasi tre, partiti per fare maggioranza. La chiusura dell’Allgemeiner: «Le loro (degli italiani, nda) speranze riposano nell’Europa, dove vigono altre regole». E il pronosticato nuovo governo Berlusconi? Per ora un sostanziale riserbo, visto che il personaggio non è proprio nelle loro corde. Anzi, è un altro degli ita-lici misteri gloriosi.

Add comment 19 Febbraio, 08

Una città puttana

Emergenza rifiuti, un oceano di miliardi di euro per quasi vent’anni, una regione alla morte, ma nel frattempo vedevi nascere centri commerciali, ipermercati, catene di supermercati, mega store, super store, ingrossi fantascientifici per l’abbigliamento…


Add comment 7 Febbraio, 08

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