Palazzo Chigi ha resa pubblica la annuale Relazione del Comparto della Intelligence Italiana, la prima dopo la riforma dei servizi di intelligence nel nostro paese, definita «un documento di analisi dei fenomeni e di sintesi delle situazioni a livello nazionale ed internazionale». La relazione nota come prima cosa che le cosiddette «minacce di prima grandezza» non sono mutate nelle loro linee fondamentali, ma che queste «hanno seguito un’evoluzione talora condizionata dagli eventi, a volte destrutturata da pressioni investigative, spesso da collaborazioni d’intelligence», citando quale esempio in campo internazionale il «ridimensionamento» di Al Qaeda ed in casa nostra l’«apparente indebolimento» della mafia «fiaccata dagli arresti, dalle cooperazioni istituzionali ed imprenditoriali e da alcune inadeguatezze interne». on bisogna però trascurare, prosegue il documento, come in Italia non muti «la propensione delle organizzazioni criminali, ‘ndrangheta e camorra soprattutto, alla gestione dei traffici illeciti ed alle infiltrazioni nei sistemi amministrativi per controllare appalti e lucrare interessi da reinvestire in infrastrutture apparentemente lecite» e come nel Settentrione le associazioni a delinquere «di matrice extracomunitaria» siano in grado di «mutare la percezione della sicurezza e suscitare allarme sociale» compiendo rapine, esercitando lo sfruttamento della prostituzione e riducendo in schiavitù specie i soggetti più deboli, come donne e minori. er quanto riguarda l’eversione ideologica, pure ispirata «a tentativi di emulazione del passato ed attualizzata dall’offensiva anarco-insurrezionalista», questa si esprime con lo «sperimentato» inserirsi nel contesto delle proteste sociali e, per l’area di estrema destra, negli ambiti «del tifo ultras con connotazioni xenofobe e razziste». a relazione sottolinea il «monitoraggio costante» della minaccia internazionale «sia nelle forme estreme del terrorismo fondamentalista che in quelle legate a situazioni belliche», soprattutto in quelle aree estere dove è attivo personale italiano, così come le previsioni normative abbiano fornito «maggior consapevolezza e forme strutturate di coordinamento» nei delicati «settori della proliferazione delle armi di distruzione di massa e delle risorse dell’energia». Infine il documento si chiude ponendo in evidenza come il «Sistema di Informazione per la Sicurezza della Repubblica» stia fornendo risposte «adeguate ed istituzionali» alle «nuove configurazioni criminose di ingerenza e potenzialità di danno» rese possibili dalle nuove procedure elettroniche.
Emergenza rifiuti, un oceano di miliardi di euro per quasi vent’anni, una regione alla morte, ma nel frattempo vedevi nascere centri commerciali, ipermercati, catene di supermercati, mega store, super store, ingrossi fantascientifici per l’abbigliamento…
DIFRABI - Fine anni 80 intervista a Nunzio Bernardo, responsabile dello smaltimento prima della chiusura della discarica di Pianura attenzione dal minuto 5,00
Gli inquirenti chiedono almeno 24 ore di tempo, prima di pronunciarsi questa volta: perche´ a questo punto, con le due di oggi, sono tre le autobomba trovate a Napoli, in cinque giorni. Ed e´ giallo. Due vetture sospette, risultate rubate, sono state intercettate nel pomeriggio, nell´area est della citta´. La segnalazione arriva in entrambi i casi al 113. A bordo ci sono sacchi di polvere, da un chilo e mezzo circa ciascuno. Gli artificieri accerteranno che e´ materiale esplosivo. E potrebbe trattarsi di amatolo: la sostanza trovata in una Fiat azzurra rubata, nella notte fra venerdi´ e sabato, in via Nuova Poggioreale, non lontano da due negozi. Esplosivo di tipo militare in grado di provocare danni ingentissimi. In quel caso l´autobomba era innescata: accesa la miccia, ´´fumante´´ la vettura. Oggi le autobomba invece non erano state attivate. Una Smart gialla viene segnalata al 113 in via Filippo Maria Briganti, intorno alle 15. A bordo c´e´ un sacco pieno di polvere e una miccia spenta. Passa piu´ di un´ora, quando arriva la seconda segnalazione: una Fiat Punto grigia, in via Nicolini. Condizioni analoghe: dentro c´e´ un sacco con un chilo e mezzo di materiale esplosivo, con miccia spenta. Ora si indaga a tutto campo: sul materiale, sui possibili effetti, sulla collocazione. Se via Nicolini e´ vicinissima a via Nuova Poggioreale, dove e´ scattato il primo allarme, sabato, via Filippo Maria Briganti non e´ molto distante dal luogo di quel ritrovamento. Ed e´ a pochi passi, fra l´altro, da un ospedale di Napoli, il San Giovanni Bosco. Non si esprime il capo della Squadra mobile Vittorio Pisani: servono almeno 24 ore di tempo per chiarire un quadro che, evidentemente, si complica. Commentando il primo episodio – sulla Fiat intercettata sabato c´erano un chilo e settecento grammi di amatolo – Pisani disse che quell´ordigno avrebbe potuto essere utilizzato per un attentato. E sottolineo´ che la cronaca della citta´ conserva il ricordo di due autobomba, utilizzate dalla camorra nel ´98. Se si confermera´ che si tratta della stessa tipologia della sostanza – ora al vaglio dei rilievi della Scientifica, a Roma – si potra´ dire anche in questo caso che si tratta di bombe, in grado di far saltare in aria ´´interi cantieri´´, in grado di uccidere.
Vent’anni di Campania infelix, di ecomafia, di truffe, di camorristi che si improvvisano imprenditori e si buttano a capofitto nel business dello smaltimento illegale dei rifiuti. I numeri e le storie dell’emergenza in Campania sono raccontate in «Rifiuti Spa», il nuovo dossier di Legambiente, in esclusiva sul sito del Sole 24 Ore. Vent’anni di veleni smaltiti illegalmente, di rifiuti che traslocano dal Nord al Sud con documentazioni che non hanno niente a che vedere con il reale contenuto dei camion. Società che nascono e muoiono prima che qualcuno le individui. Terreni compromessi, salute dei cittadini a rischio e un tesoro nei forzieri della mafia. Da quando i clan scoprono che la mondezza è oro, come confessa il primo boss pentito, la Campania si trasforma in pattumiera d’Italia, tanto che quasi il 35% dei traffici illegali di rifiuti nel Belpaese si concentra nella Regione. Le inchieste accertano che dal 1993 a oggi in Campania arrivano 10 milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani, speciali o altamente tossici provenienti da Lombardia, Marche, Liguria, Emilia Romagna, Abruzzo e Veneto. Rifiuti pericolosi che si trasformano con un giro bolla in innocui, fanghi industriali a elevato contenuto cancerogeno sversati su campi agricoli e subito nascosti con terreno. Rifiuti pericolosi vengono gettati nei fiumi di mezza Campania, in mare o seppelliti nelle cave, che saldano il ciclo illegale del cemento con quello dei rifiuti. Altri, a base di diossina, vengono mescolati a materiale organico per diventare compost di qualità per concimare terreni. Alcuni carichi rivelano una forza corrosiva tale da spaccare i cassoni d’acciaio in cui erano stati sversati. Negli anni i metodi per lo smaltimento si plasmano in base alla domanda. Nel ciclo illegale dei rifiuti dal 1997 al 2007 si accertano 2.931 infrazioni e si effettuano 1.304 sequestri. Dal 2002 ad oggi, con l’entrata in vigore dei reato di organizzazione di traffico illecito di rifiuti, 30 operazioni hanno portato a 241 arresti, 966 persone denunciate, con 247 aziende coinvolte. La holding criminale, racconta Legambiente, conta su uomini legati ai clan della camorra, pseudo imprenditori, politici e funzionari corrotti, accomunati dall’obiettivo di trasformare i rifiuti in oro per la mafia. I clan condizionano pesantemente l’attività di tante amministrazioni comunali, tanto che il Governo nel scioglie, dal 1991 a oggi, più di 60.
Affari sporchi a Napoli” è intitolato l’articolo che il Wall Street Journal dedica oggi alla crisi napoletana: “montagne di rifiuti stanno bruciando nelle strade di Napoli e stanno portando alla luce la realtà dell’Italia Meridionale. La combinazione di uno stato debole e del potente crimine organizzato rende alcune aree del paese ingovernabili”. Secondo Gabriel Kahn, corrispondente del WSJ, “a Napoli questa combinazione ha creato una miscela tossica che ha paralizzato la città, creato seri rischi alla salute e rivelato l’incapacità del governo ad affrontare anche i problemi fondamentali della vita urbana”. Se da un lato l’articolo parla di “disperate ma inutili misure prese dalle autorità” nell’ultima settimana, dall’altro evidenzia come “la Camorra mantenga uno stretto controllo sul business dei rifiuti e, con il peggiorare della situazione, i profitti e il potere della Camorra stia crescendo”. Gabriel Kahn ricorda, infatti, come la crisi sia iniziata tredici anni fa quando le discariche campane iniziarono ad essere sature; “da allora la Camorra ha potuto stabilire il suo controllo sul business dello smaltimento dei rifiuti, infiltrandosi così profondamente nel sistema da sconfiggere ogni tentativo dello stato di risolvere la situazione”. Anche lo stato d’emergenza porta benefici al crimine organizzato “perchè permette ai Comuni di affidare più velocemente gli appalti evitando i controlli altrimenti necessari per garantire che le aziende partecipanti non abbiano connessioni con il crimine”. Come ha dichiarato Franco Roberti, pubblico ministero a Napoli, “la attuale crisi è in parte il risultato di una situazione creata dalla Camorra. Per decenni ha gestito il business illegale ma ricco dei rifiuti tossici dell’Italia settentrionale scaricandoli in Campania, in discariche comunali o in discariche illegali. Questo fatto ha provocato la saturazione delle discariche campane”.