GG - GIZA vs GIUGLIANO

ecoballe giugliano

In Egitto c’è Giza, in Italia c’è Giugliano .

Più di 7 milioni di tonnellate di noecoballe.

Add comment 9 Marzo, 08

Intelligence

Palazzo Chigi ha resa pubblica la annuale Relazione del Comparto della Intelligence Italiana, la prima dopo la riforma dei servizi di intelligence nel nostro paese, definita «un documento di analisi dei fenomeni e di sintesi delle situazioni a livello nazionale ed internazionale». La relazione nota come prima cosa che le cosiddette «minacce di prima grandezza» non sono mutate nelle loro linee fondamentali, ma che queste «hanno seguito un’evoluzione talora condizionata dagli eventi, a volte destrutturata da pressioni investigative, spesso da collaborazioni d’intelligence», citando quale esempio in campo internazionale il «ridimensionamento» di Al Qaeda ed in casa nostra l’«apparente indebolimento» della mafia «fiaccata dagli arresti, dalle cooperazioni istituzionali ed imprenditoriali e da alcune inadeguatezze interne». on bisogna però trascurare, prosegue il documento, come in Italia non muti «la propensione delle organizzazioni criminali, ‘ndrangheta e camorra soprattutto, alla gestione dei traffici illeciti ed alle infiltrazioni nei sistemi amministrativi per controllare appalti e lucrare interessi da reinvestire in infrastrutture apparentemente lecite» e come nel Settentrione le associazioni a delinquere «di matrice extracomunitaria» siano in grado di «mutare la percezione della sicurezza e suscitare allarme sociale» compiendo rapine, esercitando lo sfruttamento della prostituzione e riducendo in schiavitù specie i soggetti più deboli, come donne e minori. er quanto riguarda l’eversione ideologica, pure ispirata «a tentativi di emulazione del passato ed attualizzata dall’offensiva anarco-insurrezionalista», questa si esprime con lo «sperimentato» inserirsi nel contesto delle proteste sociali e, per l’area di estrema destra, negli ambiti «del tifo ultras con connotazioni xenofobe e razziste».  a relazione sottolinea il «monitoraggio costante» della minaccia internazionale «sia nelle forme estreme del terrorismo fondamentalista che in quelle legate a situazioni belliche», soprattutto in quelle aree estere dove è attivo personale italiano, così come le previsioni normative abbiano fornito «maggior consapevolezza e forme strutturate di coordinamento» nei delicati «settori della proliferazione delle armi di distruzione di massa e delle risorse dell’energia». Infine il documento si chiude ponendo in evidenza come il «Sistema di Informazione per la Sicurezza della Repubblica» stia fornendo risposte «adeguate ed istituzionali» alle «nuove configurazioni criminose di ingerenza e potenzialità di danno» rese possibili dalle nuove procedure elettroniche.

 

Add comment 3 Marzo, 08

Italiani in Germania?

Typisch Italienisch. Italiano in Germania è una categoria, e non poteva essere diversamente nella patria di Kant. Con annessi pro e contro. Un italiano in una compagnia è un plus, due «ok, ma…», tre sono un problema. Ma comunque, in un Paese dove le problematiche legate all’immigrazione sono storiche quanto irrisolte, la numerosa colonia italiana gode di buona salute, forse più di ogni altra. Nonostante non più tardi di un paio di mesi fa Der Spiegel, settimanale che già in passato aveva dimostrato di avere qualche sassolino di troppo nelle scarpe contro il Bel Paese, si sia sforzato di spiegare (statistiche scolastiche alla mano) come l’integrazione dei nostri compatrioti proceda a rilento. Italiano è una categoria, si diceva, come il cibo, in un Paese dove è più facile imbattersi in un ristorante con il tricolore (più o meno taroccato e magari con cuoco pakistano) che in uno autoctono. E dove presentarsi come italiani comporta inevitabilmente sul viso dell’interlocutore un sorrisino di simpatia ma non solo. E’ un universo contraddittorio quello visto da nord verso sud. Se a cena essere serviti da un cameriere italiano è garanzia di cortesia ed affidabilità rispetto al collega tedesco, tuttavia sicuramente in qualche angolo c’è qualcosa che non quadra perfettamente. L’Italia è davvero il Belpaese, non si può rinunciare a una visitina (nonostante i prezzi), non prima però di essersi imbottiti di assicurazioni. Questo, del resto, è un hobby nazionale. Anche il migliore degli italiani di sicuro trova il modo di farti incazzare, ma, come a un fratello minore, tutto si può perdonare. In fondo, dopo i due voltafaccia di storica memoria, cos’altro di peggio potrebbe succedere? Nonostante tutto nel tedesco c’è per l’italiano un fondo di benevolenza, perfino di ammirazione. Perché? Neanche lui stesso rie-sce a spiegarselo. Un’ammirazione magari eredi-tata da quella degli antenati Goti (anche qui, nonostante tutto…) verso il romano impero (e la sua organizzazione), di cui in Italia è rimasta solo qualche rovina, ma che da queste parti rivive nell’apposita sezione che ogni libreria dedica ai nostri fasti andati. Fasti ora relegati in cucina o sartoria, ma pure nel dizionario, visto che sono ben più numerose le parole italiane importate rispetto al contrario. Compresa «Ambiente», che dava il titolo alla fiera di «tutto quanto fa arredamento e casa» appena conclusasi a Francoforte, dove, per inciso, nelle immense Halle invano si cercava (salvo sviste) in mezzo a ceramiche e porcellane toscane, campane, umbre, e pure giapponesi o baltiche, una pic-cola presenza faentina. Ma torniamo all’altro ieri. All’indomani delle caduta del governo Prodi la Frankfurter Allgemainer, autorevole testata tedesca, in un fondo di prima pagina intitolato «L’Italia e gli italiani», ricapitolava l’inizio anno del Belpaese: i rifiuti napoletani, la soddisfazione di Cuffaro condannato a «soli» cinque anni, la querelle tra il Papa e La Sapienza. Se quest’ultima viene interpretata come segnale di ancora irrisolti problemi di convivenza tra Stato e Chiesa, visti dagli occhi secolari di un Paese dove il Pontefice, benché connazionale, è sostanzialmente tra-sparente alla parte protestante e mostra qualche problema anche con la cattolica (al carnevale della cattolica Magonza Benedetto XVI sfilava su un carro intento a dare un poco caritatevole calcio ai fratelli evangelici), e la condanna poco condannata di Cuffaro rientra nel novero degli italici misteri gloriosi, ben altra risonanza mostra la faccenda della monnezza campana.
Oddio, non è che in fatto di igiene i tedeschi siano proprio im-peccabili. In privato ogni italiano sente in primis la nostalgia di quell’umile oggetto che si chiama bidè. E in pubblico pare incredibile come una generazione di cani, tutti dotati della licenza elementare e in grado di eseguire con militare precisione almeno una ventina di comandi, proprio non possa fare a meno di lasciare le feci sui marciapiedi. Ma in questo momento per un italiano proprio non è facile muovere rilievi, e praticamente impossibile fare passare qualsivoglia scusante sui fatti napoletani. A meno di ricorrere al supremo degli italici misteri gloriosi: la mafia (il pacco con la camorra è unico), di certo la parola italiana più conosciuta, insieme a pizza. Se, non qualche tedesco, ma qualche coreano (o americano) che transita da queste parti può avere qualche dubbio sul fatto che la pizza sia made in Italy o …in Usa, nessun dubbio invece sulle origini della mafia. Anche se poi lo stesso può chiedere (senza ironia) se quel pezzo di terra dopo lo stivale sia ancora Italia. E aggiungere vorrebbe visitare Firenze ma ha sempre rinunciato causa la mafia. Mafia dunque. Un’entità mitica e indistinta, a volte magari confusa con il borseggiatore che a Roma ti ha fatto sparire un portafogli. E che spiega tutto. O niente. Perché se i tedeschi hanno rinunciato a trovare una logica nella faccenda campana, tuttavia non disdegnano (divertiti) il ritorno economico che deriva dai treni di immondizia che arrivano da queste parti: un tot la tonnellata più energia dai termovalorizzatori di questi tempi proprio non guastano. E siccome non esiste tedesco che non sia stato almeno una volta gabbato da un paisà (in Italia o direttamente a domicilio), vuoi mettere questo piccolo risarcimento materiale e morale (eh, perché in Germania certe cose non possono succedere…), con i dovuti interessi naturalmente? Senza troppi timori per le ricadute ambientali. E questo non può non essere rimarcato, visto e considerato che siamo sempre nel Paese che ha dato i natali ai Grüner e che prima di ogni altro e in maniera più netta ha fatto i conti con i rigurgiti di coscienza derivati dalle conse-guenze dell’industrializzazione. Tornando al Frankfurter Allgemeiner, la domanda è: di fronte a questa situazione, come reagiscono i politici italiani? «Mostrano la sceneggiata di una crisi di governo e una penosa seduta al Senato con incluse dimissioni del Presidente del Consiglio» è la risposta. E se c’è chi, come Die Welt, altro quotidiano, impietosamente riporta per filo e per segno la cronaca di scazzottate, sputi, insulti (testuali), champagne in aula, commentan-do soltanto «la miseria politica degli italiani è ancora lontana dalla sua conclusione», l’altra metà dell’animo teutonico insiste a gettare un salvagente. «No - scrive ancora l’Allgemeiner - gli italiani in questo momento non sono orgogliosi di essere italiani». Se il Governo Prodi inizialmente non aveva fatto brutta figura, è poi via via diventato vittima delle proprie e già note contrad-dizioni interne, «fallendo a confronto di quanto si sta facendo nelle altre nazioni, dove c’è vo-glia di non perdere il treno che va avanti. Con grande stupore gli italiani assistono ai tristi giochi romani. E si aspettano sempre meno da una riforma della legge elettorale che darebbe solo lavoro ai politici». Già, la legge elettorale. Avviso per i naviganti, alias i fan del sistema tedesco: qua in Assia, dopo le regionali di qualche giorno fa, sono preoccupati perché servono tre, leggasi tre, partiti per fare maggioranza. La chiusura dell’Allgemeiner: «Le loro (degli italiani, nda) speranze riposano nell’Europa, dove vigono altre regole». E il pronosticato nuovo governo Berlusconi? Per ora un sostanziale riserbo, visto che il personaggio non è proprio nelle loro corde. Anzi, è un altro degli ita-lici misteri gloriosi.

Add comment 19 Febbraio, 08

Una città puttana

Emergenza rifiuti, un oceano di miliardi di euro per quasi vent’anni, una regione alla morte, ma nel frattempo vedevi nascere centri commerciali, ipermercati, catene di supermercati, mega store, super store, ingrossi fantascientifici per l’abbigliamento…

Add comment 7 Febbraio, 08

Europe vs Italy

Ho riso da matti, siamo unici noi italiani siamo i napoletani d’europa.

Add comment 5 Febbraio, 08

La munnezza e ricchezza

Add comment 5 Febbraio, 08

Quasi quasi ci passo le vacanze

DIFRABI - Fine anni 80 intervista a Nunzio Bernardo, responsabile dello smaltimento prima della chiusura della discarica di Pianura attenzione dal minuto 5,00

Add comment 31 Gennaio, 08

Autobomba a Napoli

Gli inquirenti chiedono almeno 24 ore di tempo, prima di pronunciarsi questa volta: perche´ a questo punto, con le due di oggi, sono tre le autobomba trovate a Napoli, in cinque giorni. Ed e´ giallo. Due vetture sospette, risultate rubate, sono state intercettate nel pomeriggio, nell´area est della citta´. La segnalazione arriva in entrambi i casi al 113. A bordo ci sono sacchi di polvere, da un chilo e mezzo circa ciascuno. Gli artificieri accerteranno che e´ materiale esplosivo. E potrebbe trattarsi di amatolo: la sostanza trovata in una Fiat azzurra rubata, nella notte fra venerdi´ e sabato, in via Nuova Poggioreale, non lontano da due negozi. Esplosivo di tipo militare in grado di provocare danni ingentissimi. In quel caso l´autobomba era innescata: accesa la miccia, ´´fumante´´ la vettura. Oggi le autobomba invece non erano state attivate. Una Smart gialla viene segnalata al 113 in via Filippo Maria Briganti, intorno alle 15. A bordo c´e´ un sacco pieno di polvere e una miccia spenta. Passa piu´ di un´ora, quando arriva la seconda segnalazione: una Fiat Punto grigia, in via Nicolini. Condizioni analoghe: dentro c´e´ un sacco con un chilo e mezzo di materiale esplosivo, con miccia spenta. Ora si indaga a tutto campo: sul materiale, sui possibili effetti, sulla collocazione. Se via Nicolini e´ vicinissima a via Nuova Poggioreale, dove e´ scattato il primo allarme, sabato, via Filippo Maria Briganti non e´ molto distante dal luogo di quel ritrovamento. Ed e´ a pochi passi, fra l´altro, da un ospedale di Napoli, il San Giovanni Bosco. Non si esprime il capo della Squadra mobile Vittorio Pisani: servono almeno 24 ore di tempo per chiarire un quadro che, evidentemente, si complica. Commentando il primo episodio - sulla Fiat intercettata sabato c´erano un chilo e settecento grammi di amatolo - Pisani disse che quell´ordigno avrebbe potuto essere utilizzato per un attentato. E sottolineo´ che la cronaca della citta´ conserva il ricordo di due autobomba, utilizzate dalla camorra nel ´98. Se si confermera´ che si tratta della stessa tipologia della sostanza - ora al vaglio dei rilievi della Scientifica, a Roma - si potra´ dire anche in questo caso che si tratta di bombe, in grado di far saltare in aria ´´interi cantieri´´, in grado di uccidere.

Add comment 31 Gennaio, 08

A tutta birra!

Aumentano gli omicidi di camorra, così come le rapine e i furti. Nel distretto giudiziario di Napoli si fa un bilancio e i numeri parlano da soli, anche se moltissimi cittadini ormai non denunciano neanche più. La convinzione che è inutile denunciare prende il sopravvento rispetto a ciò che si è subito. Come afferma il presidente della Corte d’appello di Napoli, Raffaele Numeroso: “molti reati subiti dai napoletani – dichiara Numeroso - non vengono più denunciati dai cittadini, forse per sfiducia nella giustizia”. Nel periodo compreso fra il primo luglio 2006 e il 30 giugno 2007, sono aumentati gli omicidi volontari, da 132 dell’anno precedente sono arrivati a 177. Gli omicidi a scopo di furto o rapina aumentano da due a 10 e quelli di camorra da 78 a 103 Si regista anche un forte peggioramento degli scontri fra opposte organizzazioni camorristiche, specie nella provincia napoletana, nella quale gli omicidi legati alla guerra fra clan passano da 63 a 95. ‘Nell’ultimo anno - spiega il presidente - il numero dei furti è aumentato da 97.358 a 106.806, le rapine da 14.946 a 16.560, le estorsioni da 943 a 1102”. Dati approssimativi per difetto, ma enormemente indicativi di un fenomeno che non diminuisce. E che fa paura.

Add comment 24 Gennaio, 08

La Campania fa 35

Vent’anni di Campania infelix, di ecomafia, di truffe, di camorristi che si improvvisano imprenditori e si buttano a capofitto nel business dello smaltimento illegale dei rifiuti. I numeri e le storie dell’emergenza in Campania sono raccontate in «Rifiuti Spa», il nuovo dossier di Legambiente, in esclusiva sul sito del Sole 24 Ore. Vent’anni di veleni smaltiti illegalmente, di rifiuti che traslocano dal Nord al Sud con documentazioni che non hanno niente a che vedere con il reale contenuto dei camion. Società che nascono e muoiono prima che qualcuno le individui. Terreni compromessi, salute dei cittadini a rischio e un tesoro nei forzieri della mafia. Da quando i clan scoprono che la mondezza è oro, come confessa il primo boss pentito, la Campania si trasforma in pattumiera d’Italia, tanto che quasi il 35% dei traffici illegali di rifiuti nel Belpaese si concentra nella Regione. Le inchieste accertano che dal 1993 a oggi in Campania arrivano 10 milioni di tonnellate di rifiuti solidi urbani, speciali o altamente tossici provenienti da Lombardia, Marche, Liguria, Emilia Romagna, Abruzzo e Veneto. Rifiuti pericolosi che si trasformano con un giro bolla in innocui, fanghi industriali a elevato contenuto cancerogeno sversati su campi agricoli e subito nascosti con terreno. Rifiuti pericolosi vengono gettati nei fiumi di mezza Campania, in mare o seppelliti nelle cave, che saldano il ciclo illegale del cemento con quello dei rifiuti. Altri, a base di diossina, vengono mescolati a materiale organico per diventare compost di qualità per concimare terreni. Alcuni carichi rivelano una forza corrosiva tale da spaccare i cassoni d’acciaio in cui erano stati sversati. Negli anni i metodi per lo smaltimento si plasmano in base alla domanda. Nel ciclo illegale dei rifiuti dal 1997 al 2007 si accertano 2.931 infrazioni e si effettuano 1.304 sequestri. Dal 2002 ad oggi, con l’entrata in vigore dei reato di organizzazione di traffico illecito di rifiuti, 30 operazioni hanno portato a 241 arresti, 966 persone denunciate, con 247 aziende coinvolte. La holding criminale, racconta Legambiente, conta su uomini legati ai clan della camorra, pseudo imprenditori, politici e funzionari corrotti, accomunati dall’obiettivo di trasformare i rifiuti in oro per la mafia. I clan condizionano pesantemente l’attività di tante amministrazioni comunali, tanto che il Governo nel scioglie, dal 1991 a oggi, più di 60.

Add comment 17 Gennaio, 08

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